Lavoro agile e POER, Confintesa FP denuncia disparità e rigidità nei territori
Il nostro sindacato chiede un intervento immediato dell’Amministrazione centrale contro restrizioni automatiche, trattamenti difformi tra uffici e penalizzazioni per neoassunti e titolari di incarichi POER: “I diritti non possono cambiare da una struttura all’altra”
LAVORO AGILE E POER: TRA RICHIAMI FORMALI E DISPARITÀ REALI SI CONTINUA AD ANDARE IN ORDINE SPARSO
Continano ad arrivare dai territori segnalazioni sempre più preoccupanti sul lavoro agile, sulle modalità applicative adottate dalle strutture territoriali e sulle disparità di trattamento che stanno colpendo il personale.
La nostra Organizzazione Sindacale è intervenuta ripetutamente, sia a livello nazionale sia territoriale, denunciando criticità evidenti: limitazioni generalizzate, rigidità prive di reale motivazione organizzativa, restrizioni automatiche nei confronti del personale neoassunto, compressione delle durate degli accordi e trattamenti difformi tra uffici e direzioni.
E ciò che rende il quadro ancora più grave è che queste criticità stavano già emergendo con chiarezza ben prima dell’intervento di proroga degli accordi di lavoro agile.
Le segnalazioni provenienti dai territori evidenziavano già restrizioni, rigidità applicative, limitazioni generalizzate e interpretazioni difformi tra strutture e direzioni.
Successivamente sono intervenute le proroghe, che avrebbero dovuto rappresentare un momento utile a correggere le distorsioni emerse e a ristabilire uniformità applicativa. Ma così non è stato.
Non a caso, la stessa Amministrazione centrale era intervenuta con una nota ufficiale richiamando le strutture territoriali al rispetto della regolamentazione vigente e invitando esplicitamente ad evitare “soluzioni che possano essere percepite come limitazioni generalizzate” e criteri non previsti dalla disciplina nazionale.
In quella stessa nota veniva inoltre affermato che restrizioni automatiche, irrigidimenti sulle giornate di lavoro agile o ampliamenti indiscriminati delle fasce di contattabilità risultavano “difficilmente sostenibili” se non supportati da reali esigenze operative.
Parole chiare. Principi condivisibili. Richiami che sembravano andare nella direzione di riportare uniformità, equilibrio e ragionevolezza.
Eppure, mentre quei principi venivano formalmente richiamati, nei territori continuano tuttora a consolidarsi esattamente quelle pratiche che la stessa Amministrazione dichiarava di voler evitare.
È quindi inevitabile porsi una domanda.
Quella nota era realmente finalizzata a correggere le distorsioni applicative che si stavano già manifestando oppure rappresentava semplicemente un passaggio formale destinato a convivere con restrizioni e rigidità che, nei fatti, stavano già trovando spazio nei territori?
Perché se davvero si ritenevano non sostenibili limitazioni generalizzate e automatismi restrittivi, allora appare ancora più grave che tali comportamenti abbiano continuato a proliferare senza alcun concreto intervento correttivo.
A distanza di settimane, infatti, il personale continua a subire applicazioni profondamente differenti da territorio a territorio, con evidenti disparità di trattamento e un clima crescente di disorientamento e sfiducia.
Particolarmente grave continua ad essere la situazione del personale neoassunto.
Da numerose strutture vengono segnalate limitazioni automatiche fondate esclusivamente sulla condizione di recente assunzione, con riduzione delle giornate di lavoro agile o, in alcuni casi, con un sostanziale svuotamento dell’istituto stesso.
La necessità di formazione, affiancamento e crescita professionale non può trasformarsi in automatismi rigidi e indiscriminati che prescindono dalle effettive competenze maturate, dalle attività svolte e dalla concreta autonomia professionale del lavoratore.
Ancora più incomprensibile appare poi la scelta di comprimere la durata dei nuovi accordi, introducendo scadenze ravvicinate che rischiano di generare ulteriore precarietà organizzativa, aggravio amministrativo e incertezza gestionale, soprattutto nei casi di lavoro agile in deroga legati a particolari condizioni personali, familiari o sanitarie.
A questo quadro si aggiunge inoltre la questione delle ore eccedenti maturate dal personale titolare di incarico POER.
Anche su questo tema continuano a registrarsi situazioni profondamente difformi: lavoratori che svolgono identiche funzioni ricevono trattamenti differenti esclusivamente in ragione del transito presso strutture diverse. Una situazione inaccettabile.
Le ore lavorate esistono, sono state maturate e non possono essere cancellate da rigidità amministrative o interpretazioni territoriali.
La sensazione sempre più diffusa tra il personale è quella di trovarsi davanti a un sistema frammentato, nel quale i principi richiamati formalmente a livello centrale vengono poi sistematicamente disattesi nella pratica quotidiana.
Per questo riteniamo non più rinviabile un intervento chiaro, diretto e concreto dell’Amministrazione centrale.
Serve ristabilire uniformità applicativa, trasparenza, coerenza organizzativa e rispetto delle regole su tutto il territorio nazionale.
Serve soprattutto interrompere definitivamente quella deriva fatta di rigidità immotivate, automatismi penalizzanti e trattamenti differenziati che stanno alimentando un clima di crescente esasperazione tra i lavoratori.
La nostra Organizzazione Sindacale continuerà a vigilare, a denunciare ogni disparità e a mettere in campo tutte le iniziative necessarie per tutelare il personale e ripristinare condizioni di equità e ragionevolezza nell’applicazione degli istituti previsti dalla regolamentazione vigente.
Perché i diritti non possono cambiare da un territorio all’altro o ancora peggio da una struttura all’altra.
E perché il rispetto delle regole deve valere per tutti.
Leggi il documento integrale: Prot. 25_2026_Criticita_SW_POER


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