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2026 · ANNO DELLA TENACIA

Coordinamento Agenzia delle Entrate

Il cambiamento inizia da chi ci crede

Banca delle ore, la nota dell’Agenzia conferma le criticità dell’accordo contestato da Confintesa FP

Per il nostro sindacato, il chiarimento applicativo del 1° giugno 2026 dimostra che il limite nazionale di 80 ore riduce gli spazi di flessibilità e di contrattazione territoriale. «Per questo non abbiamo firmato quell’accordo e continuiamo a chiedere regole più eque e aderenti alle realtà degli uffici»

BANCA DELLE ORE E STRAORDINARIO: LA NOTA APPLICATIVA CONFERMA CIÒ CHE TEMEVAMO

C’è voluto tempo, ma alla fine la nota è arrivata.

Il 1° giugno 2026 l’Agenzia delle Entrate ha spiegato come si applica l’accordo del 25 novembre 2025 su straordinario e banca delle ore. E nel farlo conferma, nei fatti, perché quell’accordo non andava firmato — e Confintesa FP non l’ha firmato.

Il punto positivo siamo stati i primi a riconoscerlo: portare il tetto individuale dello straordinario a 350 ore annue era una buona cosa.

Il problema era un altro e resta lì: un limite nazionale rigido di 80 ore per la banca delle ore, uguale per tutti, senza un margine di confronto e di adattamento ufficio per ufficio.

Ritenevamo che quel limite, scritto così, avrebbe ingessato le realtà territoriali.

La nota di giugno non smentisce quel timore: lo certifica. Non perché la nota lo affermi — non c’è una riga in cui l’Agenzia dica che la sede non ha voce — ma perché, applicando l’accordo alla lettera, mostra che quel margine non c’è. È l’impianto dell’accordo a non prevederlo, e ora stiamo applicando quell’accordo.

Per anni, in tanti uffici, si era trovato il modo di far recuperare ai lavoratori il lavoro in più con flessibilità e riposi compensativi. Soluzioni costruite sul posto, sui carichi reali di quella struttura, concordate localmente e nel rispetto del servizio. Funzionavano, permettevano di reggere mole di lavoro crescente senza chiedere alle persone di rinunciare alla propria vita.

Oggi quegli strumenti vengono cancellati in nome dell’uniformità.

È l’accordo a chiedere l’uniformità nazionale quando serve a togliere flessibilità ai lavoratori o a ridurre il confronto sul territorio, e a dimenticarla quando quella stessa uniformità servirebbe a garantire pari opportunità — penso a una mobilità regionale e provinciale trasparente e accessibile davvero a tutti.

Vale in un senso e non nell’altro.

Per noi le regole nazionali servono a dare a tutti gli stessi diritti e le stesse possibilità, non a smontare ciò che, negli anni, lavoratori e amministrazione avevano costruito insieme parlandosi.

Per questo, oggi come allora, la scelta di non firmare resta quella giusta. Il punto vero, però, non si chiude con una firma in meno.

Resta aperta una domanda più grande: come si organizza il lavoro, quanto conta la contrattazione di sede, come tenere insieme le esigenze degli uffici e quelle di chi ci lavora. Su questo non ci fermiamo.

Confintesa FP continuerà a chiedere più equità, più flessibilità vera e un confronto sindacale che conti davvero, a ogni livello. Per ora, i colleghi chiedano spiegazioni ai Sindacati che, sottoscrivendo quell’accordo, si sono assunti la loro responsabilità.

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