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Aperture pomeridiane, al Ministero del Lavoro conciliazione senza accordo: aumenta la distanza tra l’Agenzia, i lavoratori e i sindacati

Nessun accordo al Ministero del Lavoro. Confintesa FP aveva chiesto almeno una nota nazionale su volontarietà, flessibilità, lavoro agile e relazioni sindacali. L’Amministrazione conferma la propria impostazione

Si è concluso con un mancato accordo il tentativo di conciliazione svolto oggi presso il Ministero del Lavoro sulla vertenza relativa alle aperture pomeridiane degli uffici.

Un esito che, alla luce della posizione finora assunta dall’Agenzia, non sorprende.

Prima di arrivare alla fase vertenziale, attivando il tentativo di conciliazione presso il Ministero del Lavoro, abbiamo chiesto confronto e chiarimenti, cercando di affrontare la questione attraverso gli ordinari strumenti di relazione sindacale. Lo abbiamo fatto anche oggi, nel corso dell’incontro al Ministero del Lavoro al quale erano state convocate le parti proprio per tentare la conciliazione, cercando ancora una volta di individuare uno spazio possibile di soluzione.

Durante l’incontro odierno abbiamo mantenuto un atteggiamento responsabile e propositivo, con l’obiettivo concreto di arrivare a una definizione della vicenda. Proprio in questa prospettiva, pur continuando a ritenere fondate e importanti le ragioni che ci hanno portato ad aprire la vertenza, abbiamo scelto di non irrigidirci sui profili più formali della contestazione e di guardare avanti, concentrandoci sulla sostanza.

Da qui la richiesta di una nota nazionale di chiarimento sui punti che, nella concreta attuazione delle aperture pomeridiane, continuano a generare incertezze e applicazioni disomogenee: volontarietà, flessibilità, lavoro agile e corretto utilizzo degli strumenti di relazione sindacale nei territori.

Una proposta concreta, avanzata proprio per provare a trovare un punto di equilibrio e dare certezze a tutti.

Anche su questo non c’è stata disponibilità. Ne prendiamo atto con molto rammarico, anche perché, ormai, questa presa d’atto sta diventando per noi quasi un’abitudine. L’unica cosa che ci rincuora è la consapevolezza di non avere nulla da rimproverarci: fino all’ultimo abbiamo cercato una soluzione, utilizzando tutti gli strumenti a nostra disposizione e scegliendo di non restare a guardare, come altri stanno facendo, una vicenda che riguarda direttamente lavoratrici e lavoratori.

L’unica apertura dell’Amministrazione è stata quella di invitare alla segnalazione di eventuali casi specifici, che si è detta disponibile a verificare.

Ma il problema non può essere affrontato soltanto caso per caso quando le criticità riguardano l’attuazione complessiva di una scelta organizzativa nazionale.

La conciliazione si chiude dunque con esito negativo. Noi, fino all’ultimo, ci siamo spesi per provare davvero a costruire una soluzione, scegliendo di andare oltre il piano della contestazione formale, pur ritenendola fondata, e concentrandoci su ciò che poteva concretamente aiutare tutti a uscire dall’impasse. Se quel punto non è stato trovato, non è certo per mancanza di disponibilità da parte nostra. Abbiamo cercato uno spiraglio fino alla fine. Il muro, però, è rimasto.

Ed è proprio da qui che il tema diventa più generale.

Tutto questo si inserisce infatti in un quadro che conosciamo ormai bene: una posizione sempre più assolutista che l’Agenzia assume nei rapporti interni, tanto nei confronti del proprio personale quanto delle organizzazioni sindacali. Una rigidità che appare ancora più evidente se confrontata con il modo in cui le stesse scelte vengono presentate all’esterno, con toni decisamente più aperti e rassicuranti.

Il punto riguarda quindi il modo in cui l’Agenzia rappresenta se stessa all’esterno e il modo in cui, invece, gestisce concretamente i rapporti al proprio interno. Verso l’esterno viene proposta l’immagine di un’Amministrazione moderna, attenta alle persone, alla conciliazione e alla valorizzazione del personale. All’interno, però, troppo spesso lavoratrici, lavoratori e organizzazioni sindacali si confrontano con rigidità, mancate risposte e aperture annunciate che faticano a tradursi in atti concreti.

Lo vediamo oggi sulle aperture pomeridiane, ma non è l’unico caso.

Lo abbiamo visto sulla questione dei distacchi ai sensi della legge 104, rispetto alla quale erano state prospettate aperture che, ad oggi, non hanno ancora trovato concreta attuazione.

E continuiamo a registrarlo anche sul sistema di valutazione, rispetto al quale restano aperti interrogativi non soltanto sui criteri, ma sull’intero percorso applicativo e sugli effetti concreti che esso produce sul personale.

Lo riscontriamo anche sullo smart working, sia ordinario che in deroga, dove continuano a emergere applicazioni territoriali non uniformi e, in alcuni casi, difficilmente riconducibili alla regolamentazione vigente.

Sono temi diversi, ma il filo conduttore è lo stesso: la distanza tra l’immagine che l’Agenzia offre all’esterno e l’esperienza che lavoratrici, lavoratori e organizzazioni sindacali vivono al proprio interno.

Anche qui è arrivato il momento di fare chiarezza. La questione dei distacchi ex legge 104, quella del sistema di valutazione e dello smart working non possono restare sullo sfondo. Sono dossier che meritano di essere aperti, approfonditi fino in fondo e riportati alla luce nella loro concreta applicazione, anche perché su questi temi ci siamo già attivati con specifiche note agli atti, rimaste finora senza risposta. E su questo intendiamo tornare presto, con la stessa determinazione con cui abbiamo affrontato la vicenda delle aperture pomeridiane.

Confintesa Fp_Agenzia delle Entrate_Procedura di raffreddamento 16.09.2026

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